I MERCATI DI PALERMO

BALLARÒ

Il mercato di Ballarò è il più antico mercato alimentare, sorto nell’omonima piazza del quartiere Albergheria: se ne hanno tracce negli scritti di un viaggiatore arabo del X sec. Le origini del suo nome non sono chiare, qualcuno sostiene che derivi da “balalah”, cioè confusione, mentre altri lo vogliono derivante da “segelballarat”, cioè piazza del mercato. L’opinione più accreditata, però, è quella secondo cui l’origine del nome è da rintracciare in “Balhara”, un antico villaggio presso l’attuale Monreale da cui giunsero i primi commercianti arabi che popolarono il mercato.
In un vicolo vicino alla piazza nacque Giuseppe Balsamo, più noto come Conte di Cagliostro, personaggio a metà strada nella tradizione fra stregone, imbonitore e demonio. Ancora oggi questa figura resta attraente e a Ballarò si possono trovare indicazioni per fare visita al luogo natale.

Palermo - Mercato di Ballarò
Palermo - Mercato di Ballarò - Vista dall'alto

Ballarò si trova vicino alla stazione centrale, e da un lato corre parallelo a via Maqueda nel cuore di Palermo. Il mercato si estende da piazza Casa Professa ai bastioni di corso Tukory verso Porta S. Agata. È uno dei pittoreschi mercati della città: il cosiddetto mercato di “grascia”, cioè d’alimentari; il luogo per eccellenza dove l’olfatto viene stimolato. Pescespada appena pescato, lumache (in particolare a luglio, perché sono il piatto tradizionale per la festa della patrona, Santa Rosalia), sarde a beccafico, spezie, frutta secca, mostarda, agnelli e pollame. Dicono che questo mercato alimentare abbia sostituito la Vucciria anche per offerta di carni. Illuminato anche in pieno giorno da grandi lampade, per farne risaltare la vantata freschezza, il pesce costituisce un grande polo di attrazione del mercato. I siciliani ne sanno potenziarne il sapore con il semplice salmoriglio. Essendo aperto anche per tutto il pomeriggio, il mercato è visitato da tutti coloro che stanno rincasando, cosicché vi si trovano anche venditori di cibi cotti tipici della cucina palermitana, pronti da portare a casa, come cipolle bollite o al forno, panelle, cazzilli (crocchette di patate), verdure lesse, polipo e “quarume” (interiora di vitello).

Il “mangiar per strada” a Palermo è un appuntamento consueto, che sa di paesi lontani e che riserva gustosissime sorprese. Ma quel che realmente rende speciale questo luogo sono i mille particolari che fanno sì che i turisti “sciocchi” restino un poco disgustati dal tutto. Il pesce è tenuto in fresco con strati di ghiaccio spesso rinnovato: ecco perchè dalle bancarelle sgocciola acqua, sangue e odor di pesce. Bisogna fare attenzione a non avvicinarsi troppo, o scarpe e vestiti potrebbero sporcarsi; per non parlare del resto umidiccio in cartamoneta che i venditori sono soliti restituire al compratore. Ma la bellezza va oltre.
Le arance, l’insalata, i pomodori, le banane, le angurie, l’aglio, la carne, il pane, tutto viene esposto con grande considerazione per l’estetica: piramidi ordinate di frutta o di verdura, colori perfetti da tavolozza di un pittore, con il senso, preciso dell’allegria. Se la prima impressione è quella del disordine, del caos, basterà osservare la merce sui banchi per cogliere l’affetto e l’attenzione, il metodo e la competenza. Nulla viene lasciato al caso: viene da immaginarseli, quegli uomini e quelle donne, nel silenzio dell’alba, quando nessuno ancora compra né vende, quando nessuno ancora invita, nessuno grida, nessuno chiede: ognuno concentrato sul proprio pezzetto di mondo, a disporre la merce nel modo più giusto e adatto, nel modo più bello.

Poi, quando il mercato inizia davvero, allora le mille scene animate offrono tanti piccoli teatri, che non mancano di seduzione. E perchè il fascino sia completo, il visitatore non può esimersi dall’assaggiarlo, questo mercato.